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UN’ANTEPRIMA NEL CENACOLO

A Tabga, in un lembo di terra nei pressi del Mare di Tiberiade, si sono verificati tre episodi di somma importanza per la cristianità: la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il discorso delle Beatitudini e il mandato di Gesù a Pietro come capo della Chiesa Quando si ascoltano certi episodi del vangelo, sorge spontaneo il desiderio di vedere il luogo dove sono avvenuti. C’è un miracolo che, per importanza e simbolismo, ha colpito a tal punto il popolo e gli apostoli, da essere raccontato da tutti e quattro gli evangelisti: la moltiplicazione dei pani e dei pesci. In quel luogo ebbi la fortuna di andarci alcuni anni fa, ma ora, sebbene virtualmente, vorrei che anche voi lo visitaste. Si trova a Tabga, in Galilea, nei pressi del Mare di Tiberiade. È sorprendente come in quel piccolo lembo di terra, si siano verificati tre episodi di somma importanza per la cristianità: la moltiplicazione dei pani e dei pesci, il discorso delle Beatitudini e il mandato di Gesù a Pietro come capo della Chiesa.

La prima comunità cristiana ha ben conservato nella memoria i siti dove il Signore ha operato determinati prodigi che in futuro avrebbero avuto grande risonanza. La moltiplicazione dei pani e dei pesci, secondo l’evangelista Giovanni, prefigurava l’istituzione della Eucarestia. Lì, si è conservata ancora la pietra su cui Gesù avrebbe posato il cibo.

Abbiamo al riguardo una valida testimonianza. Il volume Appendix ad Itinerarium Egeriae della pellegrina Egeria. Questa nel IV secolo girò per lungo e per largo la Palestina, descrivendo col suo stile da cronista, chiese, luoghi e celebrazioni liturgiche delle prime comunità cristiane. Quando passa a parlare del luogo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, annota: “Non lontano da Cafarnao, si vedono i gradini di pietra, sui quali stette il Signore. Nello stesso luogo, sopra il mare, c’è un terreno coperto d’erba, con fieno abbondante e molte palme, presso le quali ci sono sette fonti, ciascuna delle quali fornisce abbondantissima acqua. In questo prato il Signore saziò il popolo con cinque pani e due pesci. La pietra sopra la quale il Signore mise il pane ora è trasformata in altare. I visitatori si portano via pezzetti di questa pietra per la propria salvezza ed è utile a tutti. Presso i muri di questa chiesa passa la strada pubblica, dove l’apostolo Matteo aveva il suo banco delle imposte. Sul monte lì vicino c’è una grotta nella quale il Signore proclamò le Beatitudini”.

Lo storico santuario edificato su quel prezioso sito rimase in piedi fino agli inizi del VI secolo. Perché le invasioni dei persiani nel 614 e quelle degli arabi nel 638, rasero al suolo ogni traccia di presenza cristiana. A tale proposito si conserva la testimonianza del pellegrino Arculfo che visitando quella chiesa verso la fine del VII secolo poté constatare che non vi era rimasto altro che “polvere e rovine”. Da allora cadde in totale oblio. Solo nel XIX secolo – grazie all’acquisto del territorio da parte della Società Tedesca di Terra Santa – furono rinvenuti resti degli antichi luoghi di culto di Tabga.

L’acquisto del sito consentì agli archeologi di fare i primi scavi nel 1911. In seguito le ricerche furono completate con gli scavi degli anni 1932, 1935 e 1969. Tornarono alla luce interessanti reperti che lasciano immaginare lo splendore delle antiche costruzioni. Intanto si poté stabilire l’esistenza di due chiese, una piccola, forse quella visitata da Egeria; e un’altra più grande del V secolo. Tra i reperti più importanti, gli archeologi hanno ritrovato “i resti dell’altare, la pietra venerata dalla quale – come precisa Egeria – si vede che sono stati estratti numerosi frammenti, e un mosaico che rappresenta una cesta con pani e vicino due pesci”.

Le tracce delle due chiese sono oggi visibili nel moderno santuario, terminato nel 1982. Tra i resti ugualmente importanti – scrive un autore – va citato “gran parte del pavimento originale in mosaico, che segue un disegno geometrico nelle navate, ma mostra una ricchezza di motivi figurativi nei lati del transetto, con rappresentazioni di varie specie di uccelli e piante tipiche del mare di Genesaret”.

Il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci è stato sempre visto come un segno dell’Eucarestia. Gesù stesso lo afferma. Il vangelo narra che, dopo il miracolo dei pani e dei pesci, le folle si mettono alla ricerca di Gesù per farlo re. Lo trovano nella sinagoga di Cafarnao. Qui Gesù si rivolge a loro con queste parole: “In verità, in verità io vi dico: Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo” (Gv 6, 26-27). Benedetto XVI, commentando questo brano, afferma: “La Santissima Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se stesso, rivelandoci l’amore infinito di Dio per ogni uomo”.                                                 (lancid@nulltiscali.it)

 

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