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HO PAURA…

Salve mi chiamo Lucia, ho 17 anni e tanti dubbi. Dopo aver frequentato la parrocchia e quindi il catechismo, e naturalmente la messa domenicale, con la famiglia inizio a farmi tante domande. In pratica, forse, la mia difficoltà nel “credere” sta nel fatto che sempre più la nostra società esprime valori e modelli che nulla hanno a che fare con quelli del Vangelo… Alla nostra età, credo, non ci si può più accontentare di una fede superficiale, si vuole conoscere e capire. Però, perché c’è un però, quello che spaventa – almeno nel mio caso – è buttarsi. Essere disposti a mettere sulla bilancia della vita scelte importanti fidandoci di “qualcuno” che non vediamo, che non abbiamo mai visto e che soprattutto ci chiede tanto. Vivere la fede in questo modo non è cosa semplice, mettersi in gioco quando intorno a te arrivano continui segnali contrari non è da tutti. E io in questo senso ho tanti dubbi, tanti interrogativi. Ho paura.

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Dovremmo fidarci un po’ di più del nostro cuore che ci fa delle domande quando siamo lieti e quando siamo tristi, quando ci chiede conto del perché della nostra insoddisfazione o quando non si dichiara contento del “così fan tutti”. Dobbiamo interrogare noi stessi e non sfuggire le domande che sorgano dai valori e modelli che ci circondano che, pubblicamente, appaiono forti e realizzati e, privatamente, mostrano fragilità e solitudine. Interrogarsi sulla paura di essere diversi, sul timore di non essere conforme allo stile del mondo e dallo smarrimento nel non seguire la corrente del fiume. Interrogarsi per vivere e non solo per esistere. E allora puoi scoprirei che la vita è una scommessa ma anche una lotta e che solo i pesci morti vanno secondo la corrente.

            Interrogarsi significa cercare una risposta di senso, cercare quel qualcosa che dà il gusto di vivere la tua vita, perché tu vivi la tua vita in un contenitore che è il mondo. E la tua vita è quello che ti succede ora non quello che immagini. Cercare una risposta significa certamente non essere superficiale ma approfondire, leggere, studiare, confrontarsi. La cosa peggiore è crogiolarsi nei propri sentimenti, nei propri dubbi, nelle proprie melanconie perché si sperimenta il vuoto del non senso e allora l’esistenza diventa banale perché la si butta dietro le emozioni passeggere e si rimane nella più profonda solitudine esistenziale.

Siamo soli finché non ci accorgiamo degli altri e li scopriamo come persone e non come surrogati della nostra felicità, oggetto della nostra sicurezza. Se siamo al servizio del nostro ego non c’è spazio per la ricerca, non c’è spazio per l’altro e per l’Altro.

Succede allora, quando scopriamo l’altro, che ci innamoriamo sul serio perché abbiamo scoperto la perla preziosa o il tesoro nascosto in un campo. Cioè ci innamoriamo del senso buono della vita, del valore della vita. Solo allora uno si può buttare, anzi si butta perché non guarda più se stesso ma colui (Colui) che ti ha preso il cuore e non esiste più la paura di perdersi perché si è ricchi del tesoro o della perla trovata.

La fede è un po’ tutto questo. La perla cercata o il tesoro trovato per caso. Non ti scoraggiare nella ricerca e scopri ciò che è nascosto nel campo della tua vita. Puoi trovare non solo le risposte ma anche la gioia di buttarti per qualcosa (Qualcuno) che da senso allo scorrere dei tuoi giorni senza farti trascinare dalla corrente.

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