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GLOBALIZZAZIONE TRA SVILUPPO E POVERTA’

Caro amico, il catechismo dei giovani (YouCat) ci offre l’occasione per riflettere su un argomento che dovrebbe far parte delle conversazioni tra amici che si confrontano su problemi seri. La globalizzazione è una realtà nella quale siamo facilmente coinvolti perché la sperimentiamo grazie allo straordinario sviluppo della rete informatica e delle molteplici possibilità di comunicare! Vale la pena ricordare che sono trascorsi diversi decenni da quando McLuhan, cominciò a parlare del mondo come di un “villaggio globale”, e ancora non esistevano mail, pec, eccetera. Contattare un amico che si trova in un altro emisfero della terra diventa sempre più facile o, quanto meno, possibile.

Osservando questa realtà, YouCat risponde con il giudizio della Chiesa sulla globalizzazione: in sé non è né buona né cattiva. Descrive una realtà che dev’essere plasmata (YC 446). Una chiara definizione di papa Benedetto XVI: nata dentro i paesi economicamente sviluppati questo processo per sua natura ha prodotto un coinvolgimento di tutte le economie. Esso è stato il principale motore per l’uscita dal sottosviluppo di intere regioni e rappresenta di per sé una grande opportunità.  Infatti ogni acquisizione di conoscenze e di relazioni tra persone, associazioni, nazioni diverse, anche distinte e distanti, possono trovare beneficio da quanto è stato scoperto vantaggioso o positivo nelle relazioni di tipo politico, economica, scientifico: può diventare un’opportunità e un vantaggio per tutti! Tuttavia, senza la guida della carità nella verità, questa spinta planetaria può concorrere a creare rischi di danni sconosciuti finora e di nuove divisioni nella famiglia umana. Infatti, come aveva già osservato san Giovanni Paolo II, è preoccupante assistere a una globalizzazione che inasprisce le condizioni di vita dei bisognosi, che non contribuisce in modo adeguato o sufficiente a risolvere situazioni di fame, di povertà e disuguaglianza sociale che non salvaguarda l’ambiente naturale. Questi aspetti della globalizzazione possono suscitare reazioni estreme portando al razionalismo eccessivo, al fanatismo religioso e persino ad atti di terrorismo.

Caro amico/a, che segui queste riflessioni, sono certo che tu abbia già fatto dei pensieri o riferimenti ad alcune situazioni che si stanno verificando proprio in questi mesi e ci aiutano a comprendere quanto, nonostante tutto il benessere dovuto allo sviluppo economico in molte parti del mondo, non sono certo poche le nazioni nelle quali la gente continua a soffrire le conseguenze di errate politiche economiche, finanziarie e occupazionali. Pertanto è naturale chiedersi: ma la globalizzazione è un compito esclusivo della politica e dell’economia? (YC 447) Forse c’è qualcuno che lo pensa! Ma attenzione! Quando ci si lascia prendere dal benessere economico, illudendosi che tutto dipende dalle condizioni economiche e dalla gestione politica… ben presto ci si rende conto che la realtà è molto più complessa: per l’interazione della politica dei singoli stati, ma non si possono ignorare né le iniziative dei singoli, né dei gruppi sociali. Nello stesso tempo è necessario fare attenzione ad un processo verificatosi spesso nel corso della storia: il rafforzamento delle istituzioni politiche sovrastatali può indurre al non riconoscimento delle molteplici attività che vengono esercitate nelle zone più povere del mondo per spirito di solidarietà e per amore (YC 447). Sul mercato si scambiano prestazioni e merci di pari valore; purtroppo però in alcune regioni del mondo le persone sono così povere da non avere niente da offrire in sede di scambio, e vengono così lasciate sempre più indietro. Per questo c’è bisogno di iniziative ispirate non solo alla logica dello scambio, ma dalla “logica del dono disinteressato” (papa Benedetto XVI). Non si tratta semplicemente di fare elemosina ai poveri, ma di aprire loro delle vie verso la libertà economica nel senso dell’aiuto ad aiutare se stessi. Come è possibile? Forse già conosci l’esperienza in atto presso il Movimento dei Focolari del progetto dell’Economia di Comunione con oltre 750 attività sparse in tutto il mondo! E ci sono anche “imprenditori sociali” non cristiani, che vivono secondo una logica di guadagno, ma nello spirito di una “cultura del dono” e con lo scopo di alleviare la povertà e l’esclusione. Come non ricordare, a tale proposito, il magistero sociale di san Paolo VI: “I popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza”. La Chiesa davanti a questo grido di angoscia chiama ognuno a rispondere con amore al proprio fratello. Quando vediamo alcuni servizi televisivi possiamo quasi convincerci che la povertà e il sottosviluppo siano processi ineluttabili, ma non possiamo né condividere, né tanto meno giustificare questa opinione. Mi piace pensare di aver suscitato in te, caro amico, più di qualche domanda, e ti invito a riflettere ancora sul significato dei poveri per i cristiani: ai poveri non spettano solo delle elemosine, essi hanno diritto alla giustizia! (YC 448) Una questione che ci coinvolge direttamente e personalmente! Con san Gabriele ti invito a mettere la tua capacità e la tua stessa vita al servizio degli amici più bisognosi: non solo sarai felice per te stesso, ma contribuirai anche alla felicità degli altri. Auguri di ogni bene.      

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