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CHE NE E’ DEL BENE COMUNE?

E’ un momento difficile per l’Italia. Soprattutto confuso. Le parole che meglio fotografano questa crisi sono forse quelle del cardinal Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani: “È una crisi di sistema e di visione”. Di sistema perché si è perso di vista quello che è lo scopo ultimo della politica: perseguire il bene comune, servire i cittadini, soprattutto i più bisognosi (che sono i primi a pagare le conseguenze della crisi). Una crisi di visione perché tutto è giocato a corto raggio, senza una visione d’insieme, facendo appello alle emozioni.

Sappiamo che la politica comporta interessi di parte, personali, alleanze, inevitabili compromessi, ma guai se tutto si esaurisse nella pura ricerca o difesa del potere e se il grande assente nella dialettica della crisi fosse il bene comune che è la ragione e il fine della politica.

Che cos’è il bene comune? È l’insieme delle condizioni di vita di una società, che favoriscono il benessere, il progresso, lo sviluppo integrale delle persone. È il criterio-base per regolare la vita sociale. È il complesso di cose che ognuno desidera per sé e per le persone che ama. Chi non vorrebbe un sistema sanitario efficiente, aria e acque non inquinate, scuole funzionali con inseganti preparati, diritto al lavoro garantito, sistema giudiziario equo, aiuto nel bisogno, eccetera?

L’uomo è un essere sociale e trova il suo pieno sviluppo solo nella società. I singoli, le famiglie hanno bisogno di comunità più grandi e di una autorità che realizzino quelle condizioni ottimali di vita che loro da soli non riuscirebbero a produrre e conseguire. E la comunità di riferimento diventa sempre più ampia perché in fondo la Terra è un piccolo villaggio e se brucia la Foresta Amazzonica, come sta avvenendo in questi giorni, brucia il polmone verde del Pianeta, danneggia anche noi.

Il bene comune è costruito da una parte dal coordinamento dell’autorità e dall’altra dal contributo dei singoli e dei gruppi intermedi. Il cittadino vuole strade sicure e comode (lo stesso dicasi di sanità, istruzione, eccetera): tocca all’autorità realizzarle. Ma il singolo, le famiglie hanno il dovere di un duplice concorso: monetario (una tassa) per finanziare la costruzione e l’impegno a comportarsi correttamente nell’uso dei beni pubblici.

Il bene comune è un bene che non può essere raggiunto se non comunitariamente e per questo il cittadino deve superare la “logica dell’io” e far vincere la “logica del noi”. Per il cristiano non è cosa nuova, è parte costitutiva del comandamento supremo.

Il bene comune in definitiva consiste nel garantire alle persone una vita dignitosa, degna dei figli di Dio. È qualcosa che deve sollecitare l’uomo a essere più uomo insieme agli altri uomini.

Il bene comune riguarda tutti, ma una responsabilità principale spetta agli amministratori, all’autorità che gestisce il potere a livello locale e centrale. Infatti, che ci sta a fare la politica se non si occupa del bene comune? La politica è “l’arte nobile e difficile di costruire il bene comune”. La società nasce dalla esigenza del bene comune. L’unica giustificazione e legittimazione dell’autorità è il perseguimento del bene comune.

Di conseguenza la politica non è un male necessario, ma un bene, se intesa rettamente come servizio al bene comune e per il cristiano forma eminente di vivere il comandamento “ama il prossimo tuo come te stesso”.

È costume imprecare contro la politica e onestamente ogni giorno i politici ce ne danno motivo, ma, come detto, ognuno deve essere attore del bene comune, ognuno per la sua parte. Allora, vale la pena fare un piccolo esame di coscienza: com’è il tuo contributo al bene comune? Rispetti i beni pubblici, paghi le tasse? Oppure, fai il “furbo” e con la scusa che i politici fanno peggio, se puoi, dimentichi facilmente che il bene comune è anche tua responsabilità e che si costruisce con il tuo contributo di onesto cittadino?

di Ciro Benedettini

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